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Innovazione in Azione!


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Una nuova visione di Progresso?

Sabato 12 ottobre il pomeriggio al #PandoraRivistaFestival è stato veramente stimolante.

Parlare di Algoritmi e Democrazia fa bene, e ci mette nella condizione di interpretare anche in maniera diversa quanto sta accadendo nella vita e nel lavoro di ognuno di noi.

Un passaggio stimolante è stato quello in cui il ministro Peppe Provenzano ha sostenuto come a suo avviso il problema cruciale oggi sia l’assenza di una visione di progresso, che da Prometeo in poi ha sempre ispirato l’umanità e le società.

Su tale assunto ritengo vada fatto un distinguo: una visione di progresso oggi esiste, ed è effettivamente algoritmico, esponenziale, totalmente connesso, iperscientifico, ultraumano (esplicita la relazione uomo-macchina-rappresentazione umana). E ha come contraltare la de/socializzazione, la dispersione e la disgregazione (una delle parole chiave di Pandora), e purtroppo l’aumento delle diseguaglianze nelle società “avanzate”.

Una riflessione esemplare di ieri è stata quella relativa alla gig-economy: ci si è chiesti se nella #sharingeconomy c’è vera condivisione o solamente una mistificata recrudescenza di nuove logiche di #sfruttamento del #lavoro altrui? La risposta è sicuramente la seconda.

Peter Diamantis ed il team della Singularity University avrebbero buon gioco in questo contesto a dimostrarci che il mondo complessivamente non è mai stato così bene e che le opportunità per le popolazioni dei paesi più poveri sono oggi maggiori rispetto a qualsiasi altro periodo storico.

Però perché soluzioni a basso costo per eliminare i problemi di nutrizione e di acqua potabile nel mondo erano dimostrati dall’ottimo Peter nel suo seminale libro Abundance scritto nel 2010 ed ancora oggi nulla è stato fatto? E nel mentre la California (settima realtà economica mondiale se presa a se stante) resta senza luce nel 2019 come nel 2001 perché una grande impresa ha per decenni mirato solo ai suoi profitti senza curarsi delle infrastrutture?

La risposta  è semplice: perché questo sistema non ha nel suo programma una visione evolutiva dal punto di vista sociale, ma solo da quelli tecnocratico e finanziario.

E se la Politica non interviene, con la sensibilizzazione dei cittadini, le differenze tenderanno ad acuirsi ulteriormente.

Ne consegue che l’attuale dimensione praticata del progresso tende a creare un nuovo metaspazio sociale che paradossalmente avvicina maggiormente i paesi in via di sviluppo alle componenti sociali marginali dei paesi cosiddetti “sviluppati” e tende ad ipostatizzare un nuovo trionfo postcapitalista: una élite oligarchica sparsa in vari angoli del pianeta ma caratterizzata da un “business model” sostanzialmente identico, il cui contraltare è un nuovo “proletariato mondiale” frammentato in tante componenti “periferiche” e quindi somma di molteplici debolezze.

È possibile un’alternativa?

Si, ma il tempo è ridottissimo per intervenire. E bisogna farlo con grande lucidità senza prestare il fianco alle provocazioni insulse di chi mina i movimenti di progresso pretestuosamente, anche solo per mettere “granelli di sabbia nei meccanismi di consapevolezza cognitiva globale”.

E le parole chiave sono #cooperazione, #sostenibilità, #riequilibriosociale, #crescitadellaconoscenza, #condivisionereale, #periferiealcentro.

Esperienze già attive ci dimostrano che possiamo farlo. Se ne parlerà a Bologna il 25 ottobre in un convegno sulle Periferie d’Italia promosso dall’Istituto Cattaneo con la collaborazione di Istituti Universitari di tutto il Paese.

Il pessimismo dell’intelligenza ci ammonisce a considerare il pericolo subdolo che stiamo vivendo. L’ottimismo della volontà ci può e deve spingere a trovare la strada per una nuova, inclusiva, egualitaria visione del Progresso prossimo futuro.


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Inequalities in Society, Values in Management.

Inequalities are, unfortunately, the main social trend in developed countries and societies.

Policy for reducing inequality must be at the center of every Ecomonical Policies Program.

But even we, mostly involved in management or entrepreneurship, must include this topic in our reflections and strategical evaluations.

Like Mr. Ukulaya of Chobani’s Yogurt does.

And to do this, we have to put Humanness and Olystic Vision at the center of our “mindset”.

We have to create value with “social value innovation” that I defined some years ago, not only thinking about defeating competition.

And we have to use Humanness to do that. Be really emphatic, non forcely aggressive.

Kim and Mauborgne, creators of blue ocean strategy model, in the last book “Blue Ocean Shift” quote about humanness and management:

“Humanness builds psychological understanding into the strategic process so that people are willing to engage fully at every step—even when they’re hesitant, may not trust one another, or are skeptical of their ability to succeed on the transformation journey. When we feel genuinely understood and appreciated for who we are as whole people, when we feel respected not because we are brilliant, bold, and perfect, but because we have something to contribute and want to make a difference despite our insecurities and vulnerabilities, we stop feeling like imposters with something to hide. We trust other people. We burn with desire to honor the faith that we feel is placed in us by putting in the extra effort to make success happen.”

So, if we put the logic of trust, mutual contribution and value creation at the center of our way of thinking, we are immediately switch to operate in a logic of redistribution through the creation of new values.

We open our mind to the others and their needs.

This is what we urgently have to do to change the western decline trend. And all of us who operate in enterprise can do a lot for this, changing a great part of our behaviors.

 


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KOTLER CONTRO KOTLER?

Voglio segnalare, nell’ambito delle iniziative del ciclo “ASPETTANDO LA BIENNALE DELL’ECONOMIA COOPERATIVA” questa iniziativa che si terrà il giorno 3 OTTOBRE 2016, alle ore 18 presso la libreria.coop ZANICHELLI di Piazza Galvani a Bologna:

“KOTLER CONTRO KOTLER”?

Il vostro autore Maurizio MORINI discute con Pier Giorgio ARDENI, professore di Sviluppo Economico all’Università di Bologna, e Vincenzo TASSINARI, ex presidente di Coop Italia e autore del libro “NOI, LE COOP ROSSE”, in merito a “RIPENSARE IL CAPITALISMO. Soluzioni per un’economia sostenibile e che funzioni meglio per tutti” di Philip Kotler (Hoepli). 

Il fondatore del marketing moderno, Philip Kotler, si impegna in un’opera da economista, mettendo di fatto in luce le storture e le devianze del capitalismo recente e proponendo una serie di soluzioni piuttosto radicali. 

Si introdurrà il confronto evidenziando le corrispondenze di quanto sostenuto da Kotler con le tesi di Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, e sostenendo le possibili dimensioni dell’Etica della Politica Economica, richiamata da Kotler stesso, e con ancora maggior forza da Papa Francesco, con una correlazione apparentemente improbabile quanto stimolante tra soggetti provenienti da culture assolutamente distanti.


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Settembre 2016. Da dove ripartiamo?

 

Ce ne sarebbero così tante da scrivere in questo periodo che davvero diventa difficile fare la scelta degli argomenti. Ci ho pensato per tutta la prima decade del mese, però giorno dopo giorno ne succedono di ogni, per cui c’è un grave imbarazzo nel dare le priorità..

Ma il mese di settembre è il mese del rientro, della ripartenza globale…

Bene, nello stesso mese partimmo due anni fa con i 1000 giorni per cambiare l’Italia, Passo dopo Passo (http://passodopopasso.italia.it). Considerando che si tratta di un sito a scadenza, avevamo una prima indicazione: il nostro orizzonte vira verso il 27 aprile 2017. Questa era la data di scadenza del cambiamento italiano…partendo dal primo settembre 2014. Mancano ancora…249 giorni. Siamo a ¾ del cammino.

Capisco bene che per cambiare radicalmente un paese non bastino alcuni mesi, l’ho sempre pensato. Eppure il tema della scadenza al 27 aprile 2017 non era così facilmente interpretabile allora, e non lo è adesso. Infatti nel periodo estivo di quest’anno non sono state aggiunte attività (almeno dal 28 giugno al 24 agosto, poi purtroppo la catastrofe del terremoto e delle sue conseguenze ha preso il giusto sopravvento sul resto delle tematiche, a parte lo sfacelo della startup amministrativa romana…).

Ne ho scritto due anni fa, dei 1000 giorni. Proprio in partenza.

Staremo pensando che nei 751 giorni passati tanto è cambiato, che Uber ha soppiantato i taxi, Air b’n’b le camere in affitto, purtroppo sono subentrati fenomeni di terrorismo globale, ci sono stati disastri ambientali in continuità con il passato, abbiamo avuto la Brexit, Google e altri hanno lanciato le auto senza pilota, Donald Trump è riuscito a farsi candidare dai repubblicani negli USA, Marchionne pare convertito al marxismo, in Europa ed in Germania stessa la destra xenofoba prende sempre più piede. E noi siamo da mesi impegnati con la discussione sulla riforma elettorale (ciò nonostante ancora molti non sanno quale opzione sostenere).

Eppure rileggendo lo scritto di allora, sembra che poco sia cambiato, nella sostanza.

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Visioni e versioni del ridicolo

Come discutere di cosa è ridicolo oggi? In questi giorni almeno due sono le alternative al riguardo. Da una parte le polemiche scaturite dalle vignette infelici di qualche disegnatore satirico, dall’altra le affermazioni, consentitemi, spesso ridicole riportate dai giornali su temi estremamente seri.

Il dibattito sul primo argomento non mi appassiona, e lascio ai fustigatori professionisti, invero in buona parte ondivaghi nel tempo, le valutazioni in merito.

Invece il secondo tema, anzi metatema, è assolutamente insostenibile, a mio avviso. Da tempo chi opera con l’economia reale e l’analisi economica si rende conto di quanto tutto sia strumentalizzabile. Occupati ed inoccupati, PIL e frenate, risultati di interi settori bloccati dall’assenza di logica sistemica (vogliamo parlare del turismo in superdistretti cruciali come la Romagna?), su queste tematiche ogni argomento porta a pareri i più disparati pur partendo dalle stesse informazioni di base.

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RECESSIONE CIVICA E ASSENZA DI LAVORO

I due libri di due giovani ricercatori, Pasquale Colloca e Manfredi Aliberti rappresentano una ventata d’aria fresca in un panorama di analisi socioeconomica non certo brillante negli ultimi anni.

La Recessione Civica di Pasquale Colloca (Istituto Cattaneo – Il Mulino, 2016) indaga le conseguenze della crisi economica sugli atteggiamenti civici e politici degli Italiani, evidenziando una relazione diretta tra esposizione alla crisi e deterioramento sociale; una recessione civica appunto che acuisce le fratture sociali esistenti e ne apri di nuove.

Senza Lavoro di Manfredi Aliberti ( Laterza, 2016) parte dall’Unità d’Italia e arriva fino ad oggi, incrociando dati economici, sociali, politici e culturali, fornendo una visione originale di una nostra piaga storica, ovvero una disoccupazione comunque mai banale nelle dimensioni.

Grazie a questi giovani ricercatori possiamo rivedere i nostri stereotipi in merito alle evidenti problematiche che ci caratterizzano in Italia.

 


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Per un’Etica della Politica Economica

La categoria dell’Etica in quanto tale, definita, se possibile, in maniera assoluta, male si coniuga con la pratica della Politica Economica.

Mentre la prima rappresenta la quintessenza del Valore, inteso come riferimento superiore rispetto alle dinamiche proprie delle relazioni tra gli attori che la perseguono, la seconda appare più come arte del possibile, spesso minimale rispetto agli obiettivi che vengono ritenuti plausibili.

In particolare nel periodo conseguente all’avvio della fase recessiva delle economie occidentali, la politica Economica, in ogni paese europeo e nordamericano, nessuno escluso, ha rappresentato di fatto il trionfo delle logiche di breve, poco inclini a valutazioni Etiche e molto al Ritorno immediato sugli investimenti, sia privati sia pubblici, sia materiali sia immateriali.

La reale sfida che abbiamo di fronte è quella di cogliere la vera opportunità di questa lunga fase socioeconomica e morale (o immorale, almeno finora). E’ la sfida della lotta all’immoralità ed alla perversione del modello di sviluppo che ci ha accompagnato fino ad ora e che ha miseramente fallito nell’adattarsi alle necessità emerse nell’ultimo decennio.

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