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KOTLER CONTRO KOTLER?

Voglio segnalare, nell’ambito delle iniziative del ciclo “ASPETTANDO LA BIENNALE DELL’ECONOMIA COOPERATIVA” questa iniziativa che si terrà il giorno 3 OTTOBRE 2016, alle ore 18 presso la libreria.coop ZANICHELLI di Piazza Galvani a Bologna:

“KOTLER CONTRO KOTLER”?

Il vostro autore Maurizio MORINI discute con Pier Giorgio ARDENI, professore di Sviluppo Economico all’Università di Bologna, e Vincenzo TASSINARI, ex presidente di Coop Italia e autore del libro “NOI, LE COOP ROSSE”, in merito a “RIPENSARE IL CAPITALISMO. Soluzioni per un’economia sostenibile e che funzioni meglio per tutti” di Philip Kotler (Hoepli). 

Il fondatore del marketing moderno, Philip Kotler, si impegna in un’opera da economista, mettendo di fatto in luce le storture e le devianze del capitalismo recente e proponendo una serie di soluzioni piuttosto radicali. 

Si introdurrà il confronto evidenziando le corrispondenze di quanto sostenuto da Kotler con le tesi di Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, e sostenendo le possibili dimensioni dell’Etica della Politica Economica, richiamata da Kotler stesso, e con ancora maggior forza da Papa Francesco, con una correlazione apparentemente improbabile quanto stimolante tra soggetti provenienti da culture assolutamente distanti.

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Settembre 2016. Da dove ripartiamo?

 

Ce ne sarebbero così tante da scrivere in questo periodo che davvero diventa difficile fare la scelta degli argomenti. Ci ho pensato per tutta la prima decade del mese, però giorno dopo giorno ne succedono di ogni, per cui c’è un grave imbarazzo nel dare le priorità..

Ma il mese di settembre è il mese del rientro, della ripartenza globale…

Bene, nello stesso mese partimmo due anni fa con i 1000 giorni per cambiare l’Italia, Passo dopo Passo (http://passodopopasso.italia.it). Considerando che si tratta di un sito a scadenza, avevamo una prima indicazione: il nostro orizzonte vira verso il 27 aprile 2017. Questa era la data di scadenza del cambiamento italiano…partendo dal primo settembre 2014. Mancano ancora…249 giorni. Siamo a ¾ del cammino.

Capisco bene che per cambiare radicalmente un paese non bastino alcuni mesi, l’ho sempre pensato. Eppure il tema della scadenza al 27 aprile 2017 non era così facilmente interpretabile allora, e non lo è adesso. Infatti nel periodo estivo di quest’anno non sono state aggiunte attività (almeno dal 28 giugno al 24 agosto, poi purtroppo la catastrofe del terremoto e delle sue conseguenze ha preso il giusto sopravvento sul resto delle tematiche, a parte lo sfacelo della startup amministrativa romana…).

Ne ho scritto due anni fa, dei 1000 giorni. Proprio in partenza.

Staremo pensando che nei 751 giorni passati tanto è cambiato, che Uber ha soppiantato i taxi, Air b’n’b le camere in affitto, purtroppo sono subentrati fenomeni di terrorismo globale, ci sono stati disastri ambientali in continuità con il passato, abbiamo avuto la Brexit, Google e altri hanno lanciato le auto senza pilota, Donald Trump è riuscito a farsi candidare dai repubblicani negli USA, Marchionne pare convertito al marxismo, in Europa ed in Germania stessa la destra xenofoba prende sempre più piede. E noi siamo da mesi impegnati con la discussione sulla riforma elettorale (ciò nonostante ancora molti non sanno quale opzione sostenere).

Eppure rileggendo lo scritto di allora, sembra che poco sia cambiato, nella sostanza.

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Visioni e versioni del ridicolo

Come discutere di cosa è ridicolo oggi? In questi giorni almeno due sono le alternative al riguardo. Da una parte le polemiche scaturite dalle vignette infelici di qualche disegnatore satirico, dall’altra le affermazioni, consentitemi, spesso ridicole riportate dai giornali su temi estremamente seri.

Il dibattito sul primo argomento non mi appassiona, e lascio ai fustigatori professionisti, invero in buona parte ondivaghi nel tempo, le valutazioni in merito.

Invece il secondo tema, anzi metatema, è assolutamente insostenibile, a mio avviso. Da tempo chi opera con l’economia reale e l’analisi economica si rende conto di quanto tutto sia strumentalizzabile. Occupati ed inoccupati, PIL e frenate, risultati di interi settori bloccati dall’assenza di logica sistemica (vogliamo parlare del turismo in superdistretti cruciali come la Romagna?), su queste tematiche ogni argomento porta a pareri i più disparati pur partendo dalle stesse informazioni di base.

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RECESSIONE CIVICA E ASSENZA DI LAVORO

I due libri di due giovani ricercatori, Pasquale Colloca e Manfredi Aliberti rappresentano una ventata d’aria fresca in un panorama di analisi socioeconomica non certo brillante negli ultimi anni.

La Recessione Civica di Pasquale Colloca (Istituto Cattaneo – Il Mulino, 2016) indaga le conseguenze della crisi economica sugli atteggiamenti civici e politici degli Italiani, evidenziando una relazione diretta tra esposizione alla crisi e deterioramento sociale; una recessione civica appunto che acuisce le fratture sociali esistenti e ne apri di nuove.

Senza Lavoro di Manfredi Aliberti ( Laterza, 2016) parte dall’Unità d’Italia e arriva fino ad oggi, incrociando dati economici, sociali, politici e culturali, fornendo una visione originale di una nostra piaga storica, ovvero una disoccupazione comunque mai banale nelle dimensioni.

Grazie a questi giovani ricercatori possiamo rivedere i nostri stereotipi in merito alle evidenti problematiche che ci caratterizzano in Italia.

 


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Per un’Etica della Politica Economica

La categoria dell’Etica in quanto tale, definita, se possibile, in maniera assoluta, male si coniuga con la pratica della Politica Economica.

Mentre la prima rappresenta la quintessenza del Valore, inteso come riferimento superiore rispetto alle dinamiche proprie delle relazioni tra gli attori che la perseguono, la seconda appare più come arte del possibile, spesso minimale rispetto agli obiettivi che vengono ritenuti plausibili.

In particolare nel periodo conseguente all’avvio della fase recessiva delle economie occidentali, la politica Economica, in ogni paese europeo e nordamericano, nessuno escluso, ha rappresentato di fatto il trionfo delle logiche di breve, poco inclini a valutazioni Etiche e molto al Ritorno immediato sugli investimenti, sia privati sia pubblici, sia materiali sia immateriali.

La reale sfida che abbiamo di fronte è quella di cogliere la vera opportunità di questa lunga fase socioeconomica e morale (o immorale, almeno finora). E’ la sfida della lotta all’immoralità ed alla perversione del modello di sviluppo che ci ha accompagnato fino ad ora e che ha miseramente fallito nell’adattarsi alle necessità emerse nell’ultimo decennio.

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IL MONDO EXPO’ E I GUFETTI DEL FONDO MONETARIO

Questa sera, a Che Tempo Che Fa, il Presidente del Consiglio ha affermato testualmente “tutti speravano che l’Expo andasse male, invece è stato un successo”. Generalizzando si sbaglia “quasi” sempre.
Sono certo che la maggioranza degli italiani ho sperato che sarebbe stato un successo. Io, come tanti altri, ho auspicato da subito che l’Expo ottenesse i risultati sperati. E in termini di visitatori, con il riallineamento del secondo business plan a 20 milioni (originariamente erano 24) ci si arriverà, con un grande recupero da agosto ad ottobre.

Per quanto mi riguarda, ciò che ad aprile 2014 mi trovai qui a scrivere, vedendo un servizio sullo stato del cantiere, era che sarebbe stato impossibile aprire con tutto pronto. Cosa effettivamente verificatasi. Oltre a ciò, vogliamo ricordare che si vinse la gara dell’Expo per la qualità di un progetto realizzato poi solo in parte? Potremmo poi aggiungere che la progettazione dei siti nazionali e specifici solo in pochi casi ha tenuto conto del valore della sostenibilità anche dal punto di vista del visitatore: possiamo citare positivamente Food Future di Coop, il Parco della Biodiversità, il padiglione della Francia.
Quindi, il progetto globale dell’Expò si può valutare in tanti modi, soprattutto per le ricadute che avrà nel tempo, a partire da una Milano oggettivamente bella come da decenni non si percepiva.
Però non ritengo si possano fare generalizzazioni di alcun genere sull’argomento (oggi molti salgono sul carro della valutazione positiva scordandosi pareri velenosi espressi solo pochi mesi orsono).
Sembra tanto, la generalizzazione, una ennesima affermazione “antigufi”; ma questo genere di boutade ha perso in termini di effetto.
A proposito, la Lagarde del FMI ha recentemente affermato che, se calcolato in dollari USA, il PIL mondiale è in calo. Ohibò: visto che l’euro ha svalutato e non pochissimo sul dollaro, vuol dire che anche il PIL dei Paesi dell’Europa occidentale è in calo?
Che gufetti quelli del Fondo Monetario…


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SERVE UN PENSIERO EVOLUTIVO PER DIFFONDERE L’ECCELLENZA AGROALIMENTARE

Ad un recente dibattito sulla filiera Agrolimentare in Italia, ho colto affermazioni che vanno in senso opposto ad una politica evolutiva di diffusione delle eccellenze agroalimentari italiane.
È stato detto, ad esempio, che per lo sviluppo del sistema è più rilevante perseguire la sicurezza alimentare piuttosto che promuovere le nostre eccellenze, quelle inserite nel novero di DOP e IGP. Si tratta, lo ricordo, di 835 produzioni tutelate che sviluppano un fatturato globale di circa 13 miliardi di euro (fonte Il Sole 24 Ore, giugno 2015).
La posizione sopra riportata è, a mio avviso, originata da una banalizzazione filotrasformazionista, in cui tutto si riduce alla ripresa originata dalla scuola di mestieri.
Spiegatemi, se vogliamo entrare nel merito: stiamo vedendo che il nostro sistema economico, con il 90% e oltre di piccole e piccolissime imprese, non ce la fa a riprendersi, che i nostri imprenditori fanno fatica ad individuare opzioni di rilancio autonome (in assenza perdurante di un piano strategico globale).
Se seguissimo quanto sopra esposto, la proposta di sviluppo del settore Agrolimentare, anzichè la qualificazione delle eccellenze italiane, sarebbe quella di promuovere i mestieri che significa di nuovo sostenere il micro, l’attività singola.
Siamo ancora agli incubatori del fare?
Ma perchè non si leggono e studiano i dati globali, dai quali si evidenzia che creando 20.000 imprese all’anno, e non sono poche, delle quali oltre il 50% non durerà più di tre anni, si creano al massimo 30.000 nuovi posti di lavoro, che non risolvono le problematiche del paese?
In questo modo si nega il valore specifico a livello aggregato e moltiplicativo dell'”Italian factor” come ben descritto da Morace nel 2014.
Il vero problema è la scala, sono la promozione ed il marketing.

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